"Chico Mendes" Morro d'Oro

La Giostra di Chico - Memorial Marcel Fasciocco

1^ La Giostra di Chico

IL TERRITORIO

 

IL CONVENTO – Capitano: Delle Feste Fabio
Territorio
Il monumento simbolo del nostro comune è sicuramente l’abbazia di S. Maria di Propezzano, per la quale siamo noti in larga parte d’Italia. La sua storia scivola via per secoli prima di raggiungere i nostri giorni, e ci ha lasciato un’opera di qualità artistica ed architettonica di pregevole fattura. I confini di questo rione sono stati tracciati attorno all’abbazia e da esso i ragazzi della scuola sono partiti per creare un quartiere assolutamente in linea con la nostra storia. Ovviamente è stato tracciato un territorio che soddisfi anche le esigenze dettate dalla sua densità di popolazione, senza tuttavia superare limiti che non appaiano più che logici.
Il Nome
Se dall’abbazia si è partiti, all’abbazia si ritorna. Dai percorsi storici intrapresi e dalle notizie avute dagli anziani del territorio i ragazzi si sono accorti che questo monumento a Morro d’Oro è noto con il più classico dei termini dialettali: Lu cunvente. Questo perché ovviamente l’abbazia è stata lungamente un convento di frati; quando poi i frati sono spariti il nome è invece rimasto.
Si comincia a parlare di Chiesa in stile romanico, di chiostro, di affreschi solo dopo l’approccio classico: so state su lu cunvente. Ergo facile raggiungere il nome poi scelto dai ragazzi della scuola: Il Convento.
Il Simbolo
C’è bisogno di dirlo? L’abbazia di S. Maria di Propezzano è il simbolo del rione. Costruita intorno al 1200 vi aleggia la leggenda dell’apparizione della Madonna, ed è la sede della festa religiosa che, unitamente alla festa di San Nicola, Santo patrono di Morro d’Oro, raccoglie più partecipazione: l’Ascensione. Possiamo aggiungere, come notizia dovuta, che ad oggi la chiesa è di proprietà della Curia Vescovile mentre il chiostro è di proprietà privata. Per quanto possa apparire inutile poi, concludiamo col dire che è stata usata come “location” del film, di produzione Mediaset, Il Falco e la Colomba, concluso il quale il proprietario ha deciso di intervenire con operazioni di restauro.
Colore
La scelta del colore deriva inevitabilmente dal simbolo, che principalmente ricorda il marrone dei mattoni. Per esigenze legate ai colori di altre contrade si è scelta una tonalità che ricorda l’impatto visivo dell’abbazia lasciando un tocco vivace e caldo: Arancio.

LA FORNACE –Capitano: Quatraccioni Ercole
Territorio
Una grossa appendice del nostro territorio confinante col comune di Atri non è ancora riuscita per varie ragioni ad avere una crescita residenziale: è il caso della zona adiacente al bivio di Fontanelle, al di sotto della SS 150. Le residenze sono quelle storiche e poche aree sono diventate degli agglomerati. Per permettere al rione in questione di avere un numero omogeneo di residenti si è scelto di unirlo all’area sud –est della popolosa frazione di Pagliare: ne esce un’area molto grande che ne fa tra i più ampi quartieri di Morro d’Oro. Il legame storico però c’è tutto.
Il Nome
Le ricerche scolastiche affidate soprattutto alla fonte orale, quella dei nonni più attempati, hanno evidenziato che c’era un’altra grossa caratteristica che contraddistingue questa zona: la presenza di una Fornace per produrre la calce. Essa era presente nella zona oggi nota come Via Padova, e il soprannome di una nota famiglia locale deriva proprio dal lavoro che i loro avi facevano: Lu Furnaciare. Considerati gli anni, più o meno a cavallo del 1950, la presenza di una fornace per la calce era rilevante per i lavori di costruzione che in quei tempi prendevano vita, sfociati oggi nell’odierna Pagliare, che sfiora le duemila residenze.
Tutto quanto rilevato ha portato ad una conseguente scelta: dare al rione il nome La Fornace.
Simbolo
La fornace aveva un funzionamento semplice: cuocere le pietre calcaree per produrne calce utile ai lavori dei laterizi. Ma da dove veniva preso il prodotto da cuocere? Da una sorta di cava superficiale del terreno,tanto che il cavarla lasciava una buca. Oggi come allora una cosa del genere viene chiamata, in dialetto, La Pozze, in italiano diremmo similmente La Pozza. Il legame col nome del rione è quindi così forte che il simbolo scelto è La pozza, appunto. L’abbondante presenza odierna di enormi cave di ghiaia sul nostro territorio testimonia la copiosa disponibilità di pietre da cuocere e rende più chiari i motivi della presenza a Pagliare di una fornace per la calce.
Colore
La calce aveva ed ha una colorazione grigia. Per cui il colore di questo rione è il grigio. Anche se i giocatori della Giostra potrebbero usare i due colori fondamentali di cui il grigio è composto per le proprie divise: il Bianco ed il Nero.

IL BACO – Capitano: D’ambrosio Maurizio
Territorio
Questo è il rione meno esteso, ovviamente perché la densità di popolazione è anche la più alta. La definizione dei contorni è dettata da ragioni storiche, le vediamo sotto, e dalla necessità di una equa distribuzione di cittadini. Quindi alla zona sud-ovest di Pagliare è stata aggiunta una appendice in direzione Nord- Est, con un confine però legato a doppio filo alla storia: il formale Mazzarosa, voluto dal senatore De Vincentiis per ragioni di irriguo dei terreni suoi e di tutti gli altri signori dell’epoca.
Oggi questa zona è in assoluto la più frequentata da tutti i residenti morresi, e i passanti, per via della presenza dei servizi più fruiti: Banche, Farmacia, Dentista, Medico di Famiglia, Lavanderia; e poi bar, pizzeria, Intimo, Macelleria, Forno, Officina Meccanica, e altro ancora.
Il Nome
Quest’area, insieme ad altre circostanti a dire il vero, ma soprattutto in questa zona, era diffusa in passato la Bachicoltura, nota col termine dialettale Li Bahattire: siamo attorno agli anni ‘40. Era questo un sistema utile per arrotondare i modesti guadagni dell’epoca e veniva fatta in un periodo caldo del’anno, a cavallo di Giugno. Il raccolto arrivava in circa due mesi, tanto che alcuni residenti usavano una stanza della casa per lo scopo, stanza adibita ad altro nei restanti mesi dell’anno. Si evitava così di dover trovare nuovi spazi sempre molto difficili da trovare per lo scopo, e di poter far fronte all’esigenza senza dover sopportare costi aggiuntivi. I bachi sono molto delicati, tanto che i forti rumori potevano ucciderli compromettendo la coltura. Alcuni nonni hanno parlato di divieti ai fuochi pirotecnici nel periodo della bachicoltura in quanto portavano alla sicura morte dei bachi. Curioso notare che per non rovinare il bozzo di seta i bruchi venivano comunque uccisi: niente farfalle, dunque.
Questo rione quindi porta il nome de “Il Baco”.
Simbolo
La bachicoltura avveniva utilizzando la pianta che più si prestava affinché i bruchi posizionassero il loro crisalide nel punto voluto:il Gelso, che rispondeva bene alla necessità. Va da sé che il simbolo è quello del Baco con il gelso.
Colore
Il Gelso ha la classica colorazione Verde, mentre il baco, da cui si produce la seta, ha la sua colorazione biancastra. Quindi i colori sociali del quartiere del Baco sono il Verde ed il Bianco.

IL MILIZIANO Capitano: Rosini Paolo
Territorio
Il borgo medievale di Morro d’Oro è la testimonianza del primo  nucleo abitativo in quest’area geografica. Per secoli le terre che circondano il centro storico erano semplici appezzamenti da coltivare, mentre la vita scorreva lungo le vie acciottolate che coronano il palazzo che fu degli Acquaviva. Dal percorso di ricerca storica che abbiamo proposto alla scuola ne è derivata la scelta più naturale possibile: il Capoluogo da solo è un rione. Quindi i contorni tracciati girano naturalmente attorno ad esso, e sono utili a creare un sufficiente numero di residenti da mettere il quartiere in sintonia con gli altri, mantenendone le caratteristiche più congenite e facendone sicuramente il più affascinante.
Il Nome
I borghi medievali nascevano con la caratteristica che per secoli hanno contraddistinto le civiltà nascenti: sorgere su di un punto che offrisse maggiori possibilità di avvistamento di eventuali assalitori ed allo stesso tempo maggiore campo per una azione di difesa. Logico quindi che Morro d’Oro nascesse nel punto più alto del nostro comune, seppur con i modesti 210 Metri s.l.m. Quando qualcuno di voi si reca a Morro d’Oro non può non accorgersi che un’eventuale sentinella appostata sul punto più alto del borgo lo scorgerebbe almeno 2 km prima di arrivare in piazza Duca degli Abruzzi, ed allo stesso tempo potrebbe essere colpito dallo stesso con ipotetiche armi da lancio molto prima di raggiungere il centro abitato. Questa era la necessità primaria di chi decideva di fondare una nuova cittadina: a Morro d’Oro questo aspetto, così come in altre migliaia di comuni italiani, è reso evidente dalla presenza della torre delle Milizie, che era appunto una torre di avvistamento. Gli scolari che si sono occupati della ricerca hanno deciso quindi che più di personaggi anch’essi storici (Michelangelo Cicconi, la famiglia Acquaviva) pesasse la più datata torre rappresentativa della caratteristica disposizione del borgo al momento della sua nascita, o comunque non molto dopo. Il quartiere più antico è stato dunque chiamato Il Miliziano.
Simbolo
La torre delle milizie è senza dubbio il simbolo più giusto, oltre che scontato. Negli ultimi anni poi è stato oggetto di interesse delle amministrazioni locali e di alcuni studenti marchigiani che ne hanno studiato la struttura e la storia per produrne un libro consultabile presso la Biblioteca comunale. Inoltre il proprietario, che è un privato, ha deciso di spenderci su un po’ di soldi per cercare con un restauro di renderlo più decoroso: a lui i ringraziamenti nostri e della comunità.
I colori
Essendo il rione che da solo rappresenta bene il comune di Morro d’Oro, a lui sono stati dati i colori Bianco e Rosso, i colori municipali.

IL CARRAIO – Capitano: De Ascentis Ivano
Territorio
La zona Nord del nostro comune, eccezion fatta per il capoluogo, è quella più ricca di frazioni con pochi residenti, tanto che per raggiungere un numero adeguato di abitanti c’è stato bisogno di raggrupparne parecchie. La zona a Nord Ovest del quartiere Il Miliziano e che confina con la vicina Notaresco abbraccia questo rione, senza tuttavia snaturarne le proprie caratteristiche geografiche e, come vedremo sotto, storiche. Ha una caratteristica forma allungata, e comprende molte frazioni che come nome portano il cognome dei residenti che abitavano il primordiale insediamento: Case Di Pasquale, Piano Cesare, Case Romani, ecc.
Il Nome
La ricerca portata avanti dalle classi IV e V elementari morresi hanno evidenziato una caratteristica curiosa: in queste zone, e non solo in queste a dirla tutta, c’erano degli artigiani che avevano professionalità e risorse per la costruzione del mezzo di locomozione più diffuso nell’arco della nostra storia, e cioè il carro. C’erano diversi Carrai, tanto che per lunghi tratti della storia morrese avere un carro di una certa qualità era diventato anche uno status Symbol, quasi come il fuoristrada oggi. L’arte dei carrai ha impressionato i nostri giovani ricercatori più di altri mestieri o di altre notizie storiche tanto da spingerli a scegliere il nome de “Il Carraio” per questo quartiere.
Simbolo
Se tanto dà tanto, allora non ci si può discostare dalle scelte fatte: un carro, nel nostro caso di quelli più diffusi perché più elementari nella struttura progettuale, è il simbolo del rione.
Colore
Il legno di cui erano fatti i carri hanno sempre avuto un colore tipico, che adesso diventa il colore sociale del quartiere:Marrone.

IL CAVALIERE – Capitano: Di Giacomantonio Gennaro
Territorio
Questo è il quartiere più esteso che ricomprende un’ampia area del nord est morrese. Qui le esigenze demografiche l’hanno fatta da padrone, considerata la vasta area a bassa densità di popolazione: ma nonostante questo i ragazzi delle nostre scuole sono riusciti a “disegnare” un quartiere che non stona ed anzi ha una sua precisa identità. È zona collinare, con prevalente tradizione contadina non del tutto persa, con accattivanti paesaggi impreziositi dalla presenza di case coloniche molte delle quali restaurate; inoltre può contare su residenze quasi del tutto “autoctone” che dal punto di vista della ricerca storico-geografica ha evidentemente incuriosito gli studenti.
Il nome
La strada provinciale 21, che attraversa praticamente tutto il rione, ha un caratteristico complemento di specificazione accanto: “dei cavalieri”. Non poteva sfuggire alle nostre “giovani marmotte” che hanno così scoperto una peculiarità, e cioè che in queste zone c’erano molti custodi e manutentori dei cavalli dei potenti proprietari terrieri, quelli che ne erano capaci ovviamente e che non dovevano lavorare la terra. Proprio per questo venivano detti cavalieri, da non confondere però col noto titolo onorifico. Una famiglia in particolare ha tenuto nel soprannome questo aspetto particolare, tant’è che nel nostro dialetto vengono detti “li cavallire”. Da qui il nome del rione: Il Cavaliere.
Simbolo
In sintonia con quanto appena detto, la scelta del simbolo è ricaduta su un bellissimo e rampante Cavallo bianco, stile napoleonico e molto esaustivo. Lo sviluppo industriale ha relegato i cavalli ad un ruolo molto diverso e meno fondamentale, mantenere vivo il ricordo della loro incredibile utilità per chi si affaccia oggi alla vita, è sicuramente importante.
Colore
Così come, in matematica, eseguendo tutte le operazioni logiche si arriva ad un solo risultato, anche qui seguendo la logica che ha mosso gli scolari fino a questo punto si giunge ad un solo possibile risultato: il colore sociale del quartiere del Cavaliere è il Bianco.

VILLA PATRIZI – Capitano: Ferretti Domenico
Territorio
Ragioni socio-geografiche, evidenziate anche dall’intervista ai nonni posta in essere dagli studenti, hanno sempre stimolato una forte attrazione tra S. Lucia e la frazione Pagliare, tanto da lasciare a tanti visitatori l’incredibile incertezza su chi o cosa è sul territorio morrese o rosetano. Anche le tante attività sociali, sportive e ricreative allestite a Morro dOro hanno visto partecipare e presenziare molti “luciensi”. La necessità avvertita dall’APS Chico Mendes è stata quella di ricomprendere immediatamente la frazione rosetana nel progetto, cercando di interessare la scuola elementare di S. Lucia alla ricerca che i coetanei morresi stavano facendo. Purtroppo la nostra richiesta non è stata accolta e quindi la ricerca l’abbiamo fatta noi. Tutte le residenze rosetane che si trovano ad ovest del tracciato autostradale dell’A14 e a nord del fiume Vomano sono cittadini di questo rione.
Il Nome
Nel ringraziare l’associazione “Giovani Luciensi” che avevano già provveduto alla ricerca che in qualche modo ci interessava, abbiamo approfittato del loro lavoro scoprendo che la frazione S. Lucia aveva un nome diverso anni fa: Villa Patrizi. La cosa ci è balzata subito agli occhi facendoci convergere immediatamente nella scelta.
Il simbolo

Colore
Essendo frazione del comune di Roseto degli Abruzzi, la scelta è quasi obbligata. Tutte le società sportive o ricreative usano gli stessi colori identificativi ormai di Roseto, giusto legarli anche al rione Villa Patrizi: Bianco Azzurro.

LA PAGLIA – Capitano: Di Marzio Mirko;
Territorio
La storia di questa porzione di terra si sviluppa nel cuore del ‘900, ed è imperniata tutta sull’attività contadina, fatta di latifondisti dai cognomi noti (ancora oggi) come Savini e Mazzarosa, e di contadini che abitavano le case di questi signori e ne coltivavano la terra. Le grandi aree da coltivare portavano da queste parti braccianti dell’entroterra che finivano col dormire in case improvvisate che avevano il tetto di Paglia. Questo avveniva nei mesi caldi, quando si facevano le raccolte ed era possibile dormire in queste case per via delle temperature miti. I confini delineati a questo quartiere rappresentano la zona dove questo fenomeno era più concentrato.
Il Nome
Dalla casa con il singolare tetto di paglia è stato scelto il nome del quartiere, per ragioni storiche ancora evidenti e documentate: la porzione di frazione rappresentata (Pagliare) deve il proprio nome a questa singolare situazione, all’epoca molto diffusa; infatti originariamente quest’area, ancora pressoché spopolata, veniva indicata col termine dialettale “Li Pajare”, divenuto poi Pagliare, proprio per la larga presenza di queste precarie abitazioni, subito notate dai vari passanti. È utile notare che l’autore locale Giovanni Del Gaone ha scritto, con l’utilizzo del nostro dialetto, il libro “Li Pajare” appunto, per raccontare di fatti e personaggi storici di Pagliare.
Simbolo
La casa con il caratteristico tetto in paglia è stato scelto come simbolo del quartiere. A dirla tutta la paglia rappresenta anche molto altro per l’intero comune morrese:
il grano era la primaria coltivazione dei contadini locali seppur all’interno della coltura a rotazione, in quanto il pane che se ne faceva era un basilare prodotto per la nutrizione giornaliera;
le tre spighe di grano sono il simbolo del nostro comune, presente nel gonfalone, per i motivi di cui sopra, probabilmente;
sempre la paglia era usata per sfamare molti animali.
Colore
Dopo tutto quello che è stato detto appare scontato che il colore sociale del quartiere sia il giallo della paglia, preferibilmente a tinta unita, nella sua tonalità classica, quasi oro. Anche se il giallo a varie tonalità viene comodamente accettata.